Portare la Meditazione nella relazione d’aiuto
la meditazione come strumento per il counselor terapeuta
tratto da "la cura della consapevolezza" di Massimo Tomassini
Definita schematicamente la pratica meditativa, condividerò alcune riflessioni su come questo modello introspettivo e interpersonale possa venire applicato allo sviluppo delle qualità dell’essere che sono il fondamento della relazione d’aiuto, con l’intento di offrire alcuni spunti operativi e di ricerca per portare la raffinata conoscenza dei processi del mente/corpo così come studiata e sperimentata dalla psicologia buddista nel laboratorio della psicoterapia e del counseling.
Più che definire un modello di psicoterapia o counseling buddista mi soffermerò sulla possibilità di utilizzare gli strumenti e gli insegnamenti del Dharma buddista come mezzi abili per il contesto dell’aiuto interpersonale, in un ottica transdisciplinare e integrativa.
I fondamenti della consapevolezza e la relazione d’aiuto
Tre sono le principali angolazioni attraverso le quali osservare le implicazioni di questo modello relazionale per il counseling e per la psicoterapia: l’esperienza soggettiva del praticante, l’esperienza soggettiva del terapeuta/counselor e l’esperienza della relazione.
Queste si intrecciano con gli elementi fondamentali della pratica così come sono stati insegnati dal Buddha: la familiarizzazione con il corpo e con il mondo delle sensazioni, la familiarizzazione con il respiro, e la familiarizzazione con gli stati e fattori mentali.
